Terra
Terra sparsa attorno alla gabbia dei serpenti, anche stavolta. Quando iniziavi a calare dall'alto quel topolino stordito, entrambi i rettili iniziavano una danza sensuale, facendo tracimare un po' del loro terrario.
Mi giro di lato e vedo, come sempre, lei che mi spia dall'altro capo del corridoio, e sorride complice. Abbozzo un sorriso e chino lo sguardo, continuo a spazzare.
Sento che si avvicina, e poi un dito che mi tamburella sul fianco. «Diamo la pappa alle giraffe?», chiede lei. «Ok... andiamo».
Mettiamo in una carriola rami di pioppo, acacia e gelso, oramai molto secchi, ma è tutto ciò che abbiamo. Li allunghiamo verso le gabbie, dove i due poveri animali sono costretti a testa bassa.
Ed ecco che arriva anche lui, preceduto dalla sua possente barba. Poggia una mano sulla mia spalla, e l'altra su quella di lei, in un abbraccio che mi dà un sussulto.
«Allora, come stanno oggi le nostre bestie?» Non capisco se si riferisce a noi due o a quelle nella gabbia, ma provo a rispondergli: «Sono tutte un po' allo stremo, dopo tutti questi giorni... non so quanto cibo rimanga.»
«Tranquillo. Ha quasi smesso.»
Ci accompagna sul ponte, e sembra effettivamente che il cielo stia per aprirsi.
«Sono certo che tra un paio di giorni troveremo approdo. E allora... sarà tempo di ricominciare.»
Si china a cercare i miei occhi, poi quelli di lei, che continua a sorridermi. Ma ancora non ho capito, esattamente, per quale importantissimo compito mi ha voluto a bordo assieme a tutto questo zoo, e cosa ci aspetta quando sbarcheremo a terra.