la Possibilità

Sparito

«Sparito!», annuncia, disegnando grandi onde con le mani e fissando la sala con trepidazione.

Qualche bambino ride, una signora tossisce, un signore tenta un applauso ma lo lascia morire, imbarazzato.

Lui, dal palco, mantiene un sorriso forzato, fa una riverenza e si rifugia rapido dietro le quinte, spingendo il carrello con la scatola di scarpe, dalla quale si era appena smaterializzato un topolino.

Aprendo il carrello, tenta una carezza all'animale, ma questo lo morde e scappa nel corridoio.

Erano passati i tempi in cui riempiva le sale, appariva in TV e negli spot del brandy. La sua giacca aveva sempre meno paillettes, i suoi attrezzi sembravano recuperati da un cassonetto.

Eppure continuava a girare tra piccoli locali e feste private. Nessuno più lo riconosceva, ma poco gli importava: inventava ogni volta un nome nuovo, e accettava ruoli da comprimario, da contorno innocuo.

«Ci aspettavamo qualcosina di più ma... grazie per essere venuto», dice il gestore del locale, allungandogli una banconota.
«Beh, non può certo dire che le sono costato caro» ribatte sornione il mago. Gli stringe la mano per afferrare la banconota, e si avvia lesto con la sua valigetta.

«Non so se ho fatto bene a chiamarlo», aggiunge il gestore, «ma mi sembra che la serata sia comunque andata bene! Quanto abbiamo fatto?», chiede al cassiere. «Quattro-cinque mila?», risponde, «Aspetti, controllo».

Preme un pulsante, si apre il cassetto, rimane muto.
«Quindi?» incalza il gestore.
«Eeeh, qua non c'è più niente!»
«Come niente?»
«Tutto l'incasso della serata... Sparito.»

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