Andiamo
«Andiamo... va bene...», gli dice sorridendo e subito nascondendo il viso, il suo rossore, «ma dove hai lasciato la macchina?»
«Non è lontana, vedrai.»
Lui si riaggancia un bottone della camicia, si inumidisce le labbra, la prende per mano, esce con lei dalla penombra del vicolo.
Ogni tre passi, lei si volta a cercare i suoi occhi, le si gonfia un sorriso, saltella, cerca di tenere il ritmo del suo passo deciso.
«L'avresti mai detto?»
«Che cosa?», chiede lui.
«Che... ci saremmo incontrati, dopo tutti quei messaggi...»
«Beh, prima o poi...»
«Che ci saremmo... baciati», sorride imbarazzata.
«Non fraintendermi», dice lui qualche passo dopo, «ma l'avevo capito da subito, dal primo messaggio.»
«Davvero?»
«Sì, è come se ti conoscessi da sempre», annuncia, mantenendo lo sguardo sui sampietrini.
«Wow, mi spiavi anche da prima?», ride lei un po' sguaiatamente.
Passato l'arco medievale del centro storico, si apre un parcheggio.
Lui si ferma davanti ad una macchina rossa.
«Ma dai, non mi avevi detto che anche tu...», dice lei sorpresa. Poi aggrotta la fronte, guarda l'alberello fucsia appeso allo specchietto, l'ammaccatura sul parafango destro, la targa – la sua targa.
Lui si infila una mano in tasca – "click" – e le frecce lampeggiano, le sicurezze si sollevano.
Lei lo guarda, a bocca aperta, aspettando una qualsiasi spiegazione.
La stretta di mano si fa più forte, lui finalmente la guarda negli occhi, e con mezzo sorriso sul volto tirato, le dice: «Andiamo?».