la Possibilità

Chiuso

«Chiuso», annuncia.
«A chiave», aggiunge poco dopo.

«E, e... non hai le chiavi?», chiede la signora, la voce un po' rotta.
«Beh... saranno almeno vent'anni che non vivo più qui», dice lui guardandosi attorno.
«Pensaci bene, dove puoi averle lasciate?», insiste la signora.
«Non lo so, dovresti averle tu!»

La signora tira un sospiro, e si mette lentamente a sedere accanto alla porta, emettendo un leggero lamento.

Lui inizia a camminare in tondo, si controlla le tasche, fissa il vuoto, lancia ogni tanto uno sguardo alla signora, di traverso. Guarda la strada di fronte, più trafficata di come la ricordasse, gli alberi non più bassi, i condomini nuovi dove un tempo c'era solo campagna.

«Senti, non posso stare qui tutta la giornata», dice la signora, scuotendo le mani in aria con impazienza.

Poi tira un altro lungo sospiro mentre solleva il suo corpo artritico, si gira verso la porta, ruota la maniglia, la spalanca.

«Insomma deciditi, se vuoi uscire o no. Io... vado a sdraiarmi un attimo.»

Lui la fissa, la fronte aggrottata. Poi abbassa lo sguardo, immobile.

«Va bene, mà...», dice, mentre la signora esce. E conclude a mezza voce: «ed io che con questa casa... pensavo di aver chiuso».

Leggine un altro