la Possibilità

Riflesso

Riflesso nella finestra, quel cielo color acciaio sembra stia per aprirsi.

«Ne abbiamo passati di guai...»
Raccoglie con la paletta gli ultimi pezzetti di vetro, e li lascia scivolare nel cestino verde.

«Abbiamo avuto tanti malintesi in questi anni. È come se fossi rimasto cieco ai tuoi bisogni. Pazzesco, no? Ci conosciamo da sempre, eppure...»
Si china a terra a prendere un tappo di sughero, ci soffia sopra, lo spinge nel collo della bottiglia.

«Sono stato io a convincerti a costruirti una corazza, nasconderti dietro una maschera, per compiacere gli altri.»
Passa il pollice sulla manica di una giacca di velluto, e poi lascia scorrere le dita sugli altri capi in guardaroba.

«Ti ho spesso giudicato... e giudicato male. Ti ho versato tanta di quella merda addosso. Non eri mai abbastanza per me.»
Si siede sulla panca, guarda i pesi, prova a sollevarne uno, lo rimette a posto.

«Ma ascolta ancora questo: ora ti vedo. Lo vedo che in te c'è qualcosa di rotto, una frattura che ti attraversa da capo a capo, e non puoi nasconderla.»
Si rialza, va verso la parete di fronte, allunga un dito per rimettere in bolla un quadretto, la foto di una ragazza con gli occhi chiusi dal sole.

«Ora che ti vedo, con così tanta chiarezza, penso che potremmo riprovare ad essere una persona sola. E lo sai perché?»
Si ferma davanti all'armadio, le braccia protese in avanti, in cerca di appoggio.
«Perché ora che la vedo, questa frattura, posso amarti per quel che sei davvero. Ora sì che posso amarti.»

E rimane a fissarsi nello specchio, intero, riflesso.

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