la Possibilità

Sera

Sera di fine autunno, al termine di un tramonto infinito.

«Sono qui per la visita» annuncia la bionda ragazza al bancone, reggendo in mano un pacchetto.
«Mi segua», dice l'assistente incamminandosi verso il corridoio.

La ragazza osserva la spoglia corte interna, con sguardo severo. L'assistente la intercetta, e le dice: «Stiamo pensando di metterci qualche albero, un po' di fiori, magari un ulivo.»
«Sarebbe ora!», chiosa lei.

Arrivano in una sala piena di persone anziane, alcune impegnate in un torneo di carte.

Lei si avvicina ad un signore su sedia a rotelle, assorto nella lettura del cielo. Gli tocca una spalla, lui rimane ancora per qualche istante nella nebbia, poi dalla sua lunga barba a punta riemerge un sorriso, e cerca di allungarsi per baciarle una guancia.

«Ti ho fatto una crostata, golosone...»
L'uomo osserva il pacchetto bianco con trepidazione, e chiede: «Una crostata? E che ci hai messo?»
«Confettura di fichi, anche questa fatta da me», sorride orgogliosa.
«Ma... perché non con mirtilli? Quanto ti saranno costati questi fichi!»
«Nulla! Sono quelli del nostro orto!»

Lui torna ad annebbiarsi, quasi contrariato.
«So che ami scherzare, da quando eri piccola... ma, sul serio, dove li hai presi?»
Lei sorride con condiscendenza. Poi spiega: «Papà... cinque anni fa ho trapiantato un fico, e quest'anno, per la prima volta, mi ha dato proprio un bel raccolto. Ci crederesti?»

Lui è ancora incredulo. Poi si rabbuia, guarda di nuovo dal finestrone. «Come cambiano i tempi», aggiunge amareggiato. «Quello che tu chiami orto, quand'ero bambino, era terreno da pascolo, ci crescevano solo muschi e licheni...»

E torna ad ammirare l'aurora boreale che illumina quella tiepida sera.

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