Fuori
«Fuori piove» sono le ultime parole che sento, mentre, con gesto meccanico, mi viene allungato un ombrello. Lo prendo, ringrazio, esco, il cancello si chiude.
Che strano rivedere ora la città, quante vite sono passate per queste strade, in questi anni, senza che me ne rendessi conto.
Mi guardo attorno come se scoprissi questo quartiere per la prima volta.
Una ragazza incrocia il mio sguardo, e provo vergogna. Vedrà questa barba incolta, questa giacca fuori moda. Da quand'è che non mi concedo un vestito nuovo? Un tempo le avrei sorriso, ora non so più farlo.
È bastato un singolo errore, anni fa, a privarmi della libertà. Un incontro sbagliato, il fascino del proibito, e poi la convinzione che sarebbe stata la cosa giusta, che sarebbe stato facile, e avrei avuto quel tesoro tra le mie mani.
Era così eccitante. Ma è durato poco.
Come in un sogno, ho riaperto gli occhi tra quelle quattro mura, chiedendomi come ci fossi finito. Gli amici intanto erano scomparsi, uno alla volta, le visite sempre più diradate. La TV era diventata la mia unica vera compagna di vita.
Mi sono abituato presto a cullare brevi fantasie di fuga, la durata di una sigaretta, le braccia appese alle inferriate della finestra.
Finché il vaso è traboccato. L'ennesima tortura, l'ennesima pretesa arbitraria. Ma anziché abbassare di nuovo la testa, ho detto «Mi spiace, ma tutto questo mi fa male».
L'ho guardata dritta negli occhi. Mi sono sfilato la fede, gliel'ho semplicemente restituita, e mi sono diretto verso la porta.
Lei mi aveva cucito addosso una vita che non volevo indossare, e solo ora ho trovato il coraggio di uscirne fuori.