5. Il gatto
Che noia infinita.
Stanotte in strada non si scorge alcun movimento, e ci sono meno luci a illuminarla.
Quaggiù tutto tace. I colombi riposano, la via a oriente è deserta, e in quella a settentrione qualche umano procede a passo lento.
Mai capirò dove vanno tutti questi umani. Non trovano requie, non sanno indugiare in un luogo a contemplare la bellezza del Creato. Né mai si danno alla caccia: si spostano sempre con quel loro incedere incerto e vano.
SBAM!
Ecco! Laggiù qualcuno s'è dato alla caccia, e ha intrapreso corsa!
Ha atterrato un altro umano – forse è la sua preda! Ma no, continua a correre, e volta l'angolo.
Porta in mano un oggetto luccicante, che ha strappato alla fanciulla.
Anche la fanciulla si è data alla caccia, a quanto pare. Forse le ha rubato del cibo.
E no, ecco che entrambi si arrestano.
Muovono le zampe in aria, ma non per graffiarsi. Anzi, forse ora stanno accostando i musi l'uno all'altro. E lei torna indietro, col passo vano di sempre.
Ma quella fanciulla... non è forse la mia dispensatrice di cibo? Diamine, sono già diverse ore che ha fatto buio: quando si deciderà a tornare a casa mia a nutrirmi?
Se ancora tarda, non appena la scorgerò le balzerò addosso, e, lo giuro sull'onor mio, con questi artigli le devasterò le gambe.